
Il palazzo Donn'Anna, ubicato all'inizio di via Posillipo, è un palazzo monumentale del XVII secolo, nonché uno dei più celebri palazzi di Napoli.
L'edificio rimasto incompiuto assunse lo spettacolare fascino di una rovina antica confusa fra i resti delle ville romane che caratterizzano il litorale di Posillipo e fra gli anfratti delle grotte.
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Nell'interno, di notevole interesse è il teatro, aperto verso il mare e dal quale si gode un bel panorama della città partenopea, sede della Fondazione culturale Ezio De Felice.
Il palazzo subì alcuni danni durante la rivolta di Masaniello del 1647 e durante il terremoto del 1688. Nel corso del XIX secolo sono stati numerosi i passaggi di proprietà che hanno visto i legittimi proprietari provare di volta in volta a modificare la destinazione d'uso della struttura, facendola diventare prima una fabbrica di cristalli (1824) e poi un albergo (con l'acquisto dei Geisser nel 1870 circa). Negli anni successivi si sono succeduti ancora altri proprietari, come la Banca d'Italia nel 1894 ed i Genevois due anni più tardi
Cose da vedere:
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L’esterno del palazzo può essere visto dalla strada, il suo prorompente impatto sul mare è un qualcosa di incredibile e merita una visita soprattutto negli orari di transizione (alba/tramonto).
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Per vedere l’interno, bisogna contattare la Fondazione De Felice
Sito web: https://www.fondazionedefelice.it/palazzo-donnanna-2/
Tempo per la visita:
Per vedere solo dall’esterno il Palazzo donn’Anna, bastano circa 15 minuti. Se si vuol visitare l’interno, è necessaria circa 1 ora.
Come arrivare a Palazzo donn’Anna
Il sistema più economico è un bus di linea n° 151 da piazza Garibaldi a riviera di Chiaia; qui prendere il 140 e scendere a Posillipo palazzo donn’Anna.
Soluzione alternativa è selezionare altri 2 o 3 siti da vedere e noleggiare un auto con conducente (per gruppi di 4-6 persone) che consente un’escursione privata che vi permette di diminuire drasticamente i trasferimenti in bus e ottimizzare la giornata, visitando molti altri siti anche ad una certa distanza da Napoli (Pozzuoli, Bacoli, Posillipo, Monte di Procida, ecc….).
Per tale soluzione, spesso vi sono tariffe promozionali molto vantaggiose (consultare il sito: www.escursionicampania.com)
Storia
Le origini del palazzo risalgono alla fine degli anni trenta del 1600, quando venne innalzato per la volontà di donna Anna Carafa, consorte del viceré Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres. Il progetto per la realizzazione fu commissionato al più importante architetto della città di quel periodo, Cosimo Fanzago, che nel 1642 approntò un disegno secondo i canoni del barocco napoletano che prevedesse tra le altre cose anche la realizzazione di un doppio punto d'ingresso, uno sul mare ed uno da una via carrozzabile che si estendeva lungo la costa di Posillipo (che conduce al cortile interno dell'edificio). Per la costruzione del palazzo, fu necessario demolire una preesistente abitazione cinquecentesca (villa Bonifacio). Il Fanzago, però, non riuscì a completare l'opera per via della prematura morte di donn'Anna, avvenuta in un contesto di insurrezione popolare a causa della temporanea caduta del viceregno spagnolo, con la conseguente fuga del marito della stessa verso Madrid (1648).
Il palazzo è il punto di ancoraggio di una delle più celebri leggende napoletane scritte da Matilde Serao. Nel libro Leggende napoletane la scrittrice così lo dipingeva:
«Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l'onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie, mette l'arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle alghe. Di notte il palazzo diventa nero, intensamente nero; si serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posillipo, dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d'amore e le malinconiche note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l'onda marina…»
La leggenda dei fantasmi di Palazzo Donn’Anna
Si narra che in questo edificio vaghi il fantasma di Anna Carafa che tormenta i due sventurati amanti, Mercedes e Gaetano, ostacolati anche nella morte dalla gelosia di chi ha voluto che quell’amore non sbocciasse nemmeno in vita
Nel cuore di Posillipo si erge imponente sul mare uno degli edifici più belli e misteriosi di Napoli. Il Palazzo Donn’Anna, teatro di numerose e terribili leggende, fu costruito nel cinquecento su un edificio preesistente noto come La Serena, di proprietà del marchese Dragonetto Bonifacio.
Si narra che il palazzo sia stato la dimora della regina Giovanna d’Angiò che, a quanto pare, aveva una macabra abitudine. Sceglieva i pescatori più belli e affascinanti del quartiere Santa Lucia e trascorreva con loro notti di passione, che puntualmente finivano in tragedia.
All’alba, infatti, li ammazzava, gettandoli dalle finestre del palazzo, o da una botola. E a quanto pare le anime di questi giovani sventurati tuttora si aggirino emettendo terribili lamenti nei sotterranei dell'antica dimora.
Altri invece raccontano che la regina facesse uscire i suoi amanti con una barca a remi dall'entrata che dà sul mare, quella che oggi è possibile vedere dalla spiaggia, tuttora usata dagli inquilini per accedere alle imbarcazioni. Alla fine degli anni trenta del 1600, la villa fu poi ereditata da Anna Carafa, figlia di Antonio Carafa e moglie di Don Ramiro Guzman, Duca di Medina Las Torres e Viceré di Napoli. Donn’Anna, una donna superba e falsa, per far fronte alla maledizione fece demolire l’intera villa per costruire un altro spettacolare palazzo: il “Palazzo Donn’Anna”. Il progetto per la realizzazione fu commissionato a Cosimo Fanzago, che nel 1642 approntò un disegno secondo i canoni del barocco napoletano che prevedesse tra le altre cose anche la realizzazione di un doppio punto d'ingresso, uno sul mare ed uno da una via carrozzabile che si estendeva lungo la costa di Posillipo.



